Lettera aperta ai repressori | Open letter to oppressors

Fonte/Source: Anonymous News

English below

Sui giornali sono usciti trionfanti articoli riguardo l’operazione “Unmask” con la quale la Procura di Roma ha colpito e arrestato 2 nostri fratelli. Ci si congratula con gli “esperti” del cnaipic per aver portato la digos fin dentro le loro case.
Per riuscirci avete passato 2 anni (730 giorni) a carpire la nostra fiducia: mentendo, tradendo, nascondendovi e imbrogliando. Scorretti e falsi. Queste sono state le uniche idee che avete avuto per riuscire ad avvicinarvi a noi.
Eh adesso, la vostra “giustiza” vorrà comminare anni di galera per punire (anche in maniera esemplare se necessario) chi ha deciso di ribellarsi, di lottare, di non abbassare la testa e nemmeno di girarla dall’altra parte, di fronte a tutto quello che continua ad ammorbare questa società: la devastazione dell’ambiente, l’impoverimento del benessere generale, le falsità diffuse e il furto continuo e perpetrato della dignità e della libertà di ognuno di noi.
Ci vorreste schiavi! Ci avete ribelli!
Anonymous non ha bisogno di essere presentato o spiegato. Aver arrestato e denunciato, come ben dovreste sapere, è assolutamente inutile perchè non potete arrestare un’idea. Non avete fermato o piegato niente e nessuno. Tutto questo è imbarazzante…siete imbarazzanti.
Essere perseguiti da voi, ci dimostra e conferma che siamo sulla strada giusta.

Solidarietà con i fratelli colpiti dalla repressione.
Liberi tutti\e!

EN
On the newspapers has come out triumphant articles about the operation “Unmask” (also) with which the prosecutor of Rome struck and arrested two brothers. Congratulations to the “experts” of CNAIPIC for bringing Digos even into their homes.
To do that you have spent two years (730 days) to steal our trust: lying, hiding and cheating. Incorrect and false. These were the only ideas that you had to be able to come closer to us.
Well now, your “justice” may provide years of jail to punish (even in an exemplary manner if necessary) who decided to rebel, to fight, to not lower your head and even turn on the other side, in front of all what continues to poison this society: the destruction of the environment, the depletion of the general welfare, the falsehoods spread and the continuous theft and committed to the dignity and freedom of each of us.
You would like us slaves! There you will have us rebels!
Anonymous does not need to be presented or explained. To arrest and denounce, as well you should know, is absolutely useless because you can not stop an idea. Do not you have stopped or bent anyone or anything. All this is embarrassing… you’re embarrassing.
Being pursued by you, show and confirms to us that we are on the right way.

Solidarity with our brothers hitten by the repression.
Free all!

H[A]TE & Anonymous Italy

We are Anonymous.
We are legion.
We do not forgive.
We do not forget.
Expect us!

Operazione della polizia postale contro Anonymous: arresti e perquisizioni

Da: Infoaut

Perquisizioni, denunce e due arresti domiciliari durante un’operazione coordinata questa mattina dalla Polizia Postale contro presunti membri della crew di hacktivisti digitali Anonymous. Ad essere colpite dall’operazione repressiva denominata “UNMASK” (“smascherare”) almeno 5 persone nelle città di Torino, Sondrio, Livorno e Pisa accusate, secondo gli inquirenti, di avere “portato a termine ripetuti attacchi informatici ai sistemi di numerose amministrazioni pubbliche ed aziende private, dalle quali venivano illecitamente carpite credenziali di autenticazione (userid e password) ed altre informazioni sensibili”.

Nel mirino delle forze dell’ordine alcune delle più eclatanti azioni del collettivo, tutte volte a fornire un supporto “esterno” (ma non per questo meno fondamentale) alle lotte e ai movimenti sociali articolatisi negli ultimi anni in Italia: tra le operazioni contestate figurano infatti i numerosi attacchi contro il sito del Tribunale e del carcere di Torino in sostegno alla lotta No Tav e contro i sindacati di Polizia (Coisp, Siulp, Sappe) sempre pronti a difendere l’infame operato dei propri uomini, come nel caso degli omicidi di Aldrovani e Cucchi. Nelle indagini risultano finanche i recenti hackeraggi contro la biglietteria online di Expo 2015 nella giornata del primo maggio scorso e contro il Ministero della Difesa, operazione quest’ultima rivelata dagli account ufficiali di Anonymous Italia nella giornata di ieri.

Ad essere presi di mira in maniera particolare dal Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (C.N.A.I.P.I.C., già oggetto di attenzioni da parte degli hacktivisti negli anni scorsi) gli account conosciuti come “aken” e “otherwise”, tra i più attivi e generosi nelle operazioni di attacco informatico e di diffusione dei dati trafugati. Le indagini, secondo quanto scritto nel comunicato della polizia, avrebbero “necessitato un particolare dispositivo operativo che ha permesso grazie al diretto coinvolgimento del personale impiegato in attività sotto copertura ed al coordinamento delle operazioni sul territorio, di sorprendere gli esperti hacker con i computer accesi, evitando quindi la cifratura dei contenuti”; una modalità di azione nuova per quanto riguarda questo tipo di operazioni repressive, che ben dimostra come la centralità dell’operato di Anonymous abbia messo in estremo imbarazzo istituzioni e forze politiche da sempre costrette a minimizzare i successi degli hacktivisti salvo poi dovere fare i conti i pesanti danni (di immagine e di contenuto) che le diverse #op hanno causato nel corso degli anni.

Tra le persone indagate risulta anche un redattore dell’emittente torinese indipendente Radio BlackOut, che questa mattina ha subito una perquisizione nella propria abitazione durante la quale è stato sequestrato un computer portatile (di proprietà della sua compagna…). Diego, questo il nome del compagno, ha raccontato l’episodio questa mattina ai microfoni di Radio BlackOut, spiegando come il suo rapporto di estrema diffidenza nei confronti degli apparecchi informatici – per di più nota e risaputa da chiunque lo conosca – lo renda una delle persone meno indicate ad essere oggetto di un’inchiesta contro il collettivo Anonymous.

Una dichiarazione che rende evidente come la rocambolesca ricostruzione delle indagini fornita delle forze dell’ordine, al limite di una spy story, venga poi smentita dai fatti e dall’approssimazione che mostra come determinate operazioni di polizia puntino più che altro a colpire nel mucchio per reprimere una forma di militanza e di attivazione politica del tutto sfuggevole alle consuetudinarie forme di controllo e, per questo, considerata più pericolosa di altre. E’ quindi importante, da subito, fare sentire la nostra solidarietà nei confronti delle persone arrestate e indagate questa mattina, dal momento che quella di Anonymous non è che una delle tante forme di lotta collettiva che abbiamo imparato a sostenere e rivendicare per le strade delle nostre città e per i sentieri delle nostre valli.


Anonymous siamo tutti e tutte noi!
We do not forgive. We do not forget.
Liber* tutt* subito!