5 arresti di immigratx transgender | 5 arrests of trans immigrants (California)

Source: Advocate and translation by Hurriya

May 28th 2015 – 28 Maggio 2015

English below

5 arresti ad una manifestazione contro la detenzione di immigratx transgender

Cinque attivistx che chiedevano la fine delle pratiche inumane di detenzione per migranti LGBT sono statx arrestatx a Santa Ana in California, giovedì mattina, durante il culmine di una manifestazione molto tesa che ha portato ad un blocco stradale durato più di un’ora.

La manifestazione è stata organizzata da Familia: Trans Queer Liberation Movement, la campagna #Not1More, e dall’associazione locale LGBT GetEQUAL. Gli/le attivisti/e chiedevano la fine delle pratiche di detenzione perpetrate dalle forze dell’ordine del Centro per stranieri contro “migranti vulnerabili”, come transgender, donne e bambini reclusi in situazioni ad alto rischio e deportati verso i Paesi di origine generalmente ostili.

Chi manifestava ha occupato la strada di fronte al centro di detenzione per migranti (ICE – US immigration and customs enforcement agency) nella California del Sud, dove vengono detenute le donne transgender.
“Le donne transgender senza documenti, una volta rinchiuse nel centro, subiscono abusi di tipo sessuale, fisico e psicologico”, dice Jennicet Gutierrez, una transgender latino-americana e membro di Familia: Trans Queer Liberation Movement, in un discorso pronunciato alla manifestazione di giovedì; “devono essere liberate subito”.

Cinque attivistx si sono incatenatx con catene pesanti, mentre altrx portavano cartelli con scritto “Trans Queer Liberation”, “Not 1 More LGBTQ Deportation” e “End ALL Detention”.

Chi ha organizzato la manifestazione considera l’amministrazione del Presidente Barack Obama responsabile per il numero di migranti deportati dal 2008, che non ha precedenti. Hanno fatto riferimento anche all’ex segretario di Stato, Hillary Clinton che ha recentemente annunciato di voler fare della condizione delle donne transgender e di altri migranti vulnerabili una priorità della propria campagna presidenziale.
“Non dovremmo aspettare che il Congresso approvi la riforma in materia di immigrazione o che la Clinton metta fine alla reclusione dei/delle trans” ha scritto Not1More nel suo blog il mese scorso; “l’amministrazione Obama può farlo già ora”.

L’eco di questo messaggio ha riempito le strade di Santa Ana giovedì, grazie ad attivistx che camminavano, cantavano e alla fine occupavano la strada, rifiutandosi di muoversi fino a che non sono stati arrestat*.

EN:
5 Arrested at California Rally to End Trans Immigration Detention

Five activists demanding an end to inhumane detention practices for LGBT immigrants were arrested in Santa Ana., Calif., Thursday morning, during the culmination of a tense demonstration that shut down a local intersection for more than an hour.

The demonstration was organized by Familia: Trans Queer Liberation Movement, the #Not1More Campaign, and grassroots LGBT group GetEQUAL. Calling for an end to Immigration and Customs Enforcement’s detention practices that frequently see vulnerable immigrants, including transgender people, women, and children placed in high-risk situations and then deported to hostile home countries, the activists took to to the street outside an ICE detention center in the Southern California city where transgender women are reportedly being held.

“Transgender undocumented women face real sexual, physical, and psychological abuse once they are put in detention centers,” said Jennicet Gutierrez, a transgender Latina and member of Familia: Trans Queer Liberation Movement, in a statement announcing Thursday’s rally. “They need to be released immediately.”

Five activists wrapped their bodies in heavy metal chains, as others carried signs calling for “Trans Queer Liberation,” “Not 1 More LBTQ Deportation,” and “End ALL Detention.”

Organizers of the rally said they wanted to hold President Barack Obama’s administration responsible for the unprecedented number of immigrants deported since 2008, and pointed to the president’s former secretary of State, Hillary Clinton, who recently announced she was making treatment of transgender women and other vulnerable immigrants a priority in her own presidential campaign.

“We should not have to wait for Congress to pass immigration reform or Clinton to end trans detention,” wrote Not1More in a blog post earlier this month. “Obama’s administration can do it now.”

That message echoed through the streets of Santa Ana Thursday, as activists marched, chanted, and ultimately sat in the street, refusing to move until they were arrested.

Scroll down for photos and videos from today’s demonstration, including interviews with several trans women who were formerly detained by ICE.

Chains represent the deplorable conditions transgender detainees in Immigration and Customs Enforcement custody face every day, activists explained. Above, activist Isa Noyola is arrested by Santa Ana police officers. Also arrested were Mar Martinez, Paolo Palomar, Jiselle Oneel, and Jorge Hernandez.

Attending today’s rally was Nicoll Hernández-Polanco, a transgender woman who says she endured months of abuse and sexual assault at the hands of fellow detainees and ICE staff while she awaited a hearing in her asylum case. In a statement to her attorneys, Hernández-Polanco described how male ICE guards patted her down six to eight times every day, often allegedly groping her breasts and buttocks, making offensive sexual comments and gestures, and sometimes pulling her hair. She also reported that ICE staff routinely verbally abused her because of her gender identity, insulting her with slurs like “fucking gay,” “bitch,” and “the woman with balls” in front of other detainees.

Watch our exclusive interview with Hernández-Polanco at Thursday’s Not1More Rally in Santa Ana below; and be sure to scroll down for more video interviews with demonstrators.

Présentation de la marche NO TAV

Source: No Tav FR, Marche No Tav

Salut à toutes et à tous,

Nous espérons que cette nouvelle lettre vous trouvera plein de vitalité et d’entrain à la perspective de cheminer ensemble entre Lyon et Turin du 30 juin au 12 Juillet. Notre première invitation ayant rencontré un certain écho et quelques questions, nous venons par la présente clarifier certaines de nos intentions.

Il ne s’agit pas d’une marche sur le palais d’hiver ou un quelconque autre lieu de pouvoir ou institution. Nous ne sommes pas à la recherche de symbole. Marcher le long du tracé du TGV c’est se donner les moyens d’apprivoiser des territoires, de se rencontrer. C’est un repérage, une reconnaissance en vue d’une reprise des travaux donc des hostilités. Cette marche s’apparente aux « passeggiata » dans le Valsusa organisée régulièrement pour permettre d’appréhender la montagne, rendre praticable les sentiers, se familiariser ensemble avec les chemins de traverse.

Pour être tout à fait honnête il nous faut expliquer que nous ne marcherons pas de Lyon à Turin. Sur les 15 jours que nous passerons ensemble, nous marcherons certains jours entre deux étapes, d’autres jours autour du camp pour aller découvrir tel chantier qui va bientôt commencer.

Nous ferons des journées au même endroit, avec des assemblées. Nos soirées seront ponctuées de discussions sur les luttes d’ici ou là, mais aussi de concerts et de grands festins. Plus que tout, c’est un temps que nous nous donnons pour vivre ensemble, nous rencontrer. Sortir de l’isolement et allier nos forces. C’est un moment, qui, on l’espère, en appellera d’autres. Trois grandes zones se dessinent : l’avant-pays savoyard, la Chartreuse et la Vallée de la Maurienne.

D’ici là, il y a fort à faire. Nous proposons des assemblées :

le 29 mai à Grenoble (18h), 38 rue d’alembert (suivie d’un concert de soutien)

le 3 juin à Lyon (18h), à la Gryffe, rue Sébastien Gryphe, Lyon 7e

Des marcheurs.es détermine.es!

Pour avoir plus d’informations sur la marche écrire à marchenotav@rebellyon.info et voir sur marchenotav.noblogs.org

Manifestazione del 23 maggio 2015 a Gorizia

Una grande manifestazione antifascista, antimilitarista per la pace tra i popoli.

Da: Marco Barone, Facebook evento

Sulla pagina facebook ufficiale del gruppo informale Ronchi dei Partigiani, è stato pubblicato l’evento organizzato dall’Osservatorio regionale antifascista del FVG per il 23 maggio a Gorizia. Una grande manifestazione, pacifica, antimilitarista, antifascista, per la pace tra i popoli, che si opporrà a quel motto “risorgi, combatti, vinci” che ricorda il tremendo ventennio, che caratterizzerà la manifestazione di Casapound che il 23 maggio partirà con il suo corteo da Gorizia dalla Casa Rossa, cioè a pochi metri dalla Slovenia. L’Osservatorio regionale antifascista del FVG ha prodotto un corposo appello,che ha lo scopo di dimostrare che esiste una Gorizia diversa, una Gorizia che si oppone agli irredentismi, ai nazionalismi, ai fascismi di ieri e di oggi, alla celebrazione della grande guerra, per l’affermazione di una visione fortemente critica di quella macelleria umana e sociale che ha visto Gorizia essere semplicemente distrutta. Nel testo dell’appello si legge che “ (…) Casa Pound sceglie Gorizia perché fu l’unica città conquistata con le armi, al prezzo di decine di migliaia di vite e della distruzione e abbandono dell’intera città – l’8 agosto 1916 vi era tra le macerie solo un decimo degli iniziali 30mila abitanti – che di “redenzione” visse assai poco e, in più, conobbe la prima deportazione razzista, a danno degli sloveni che erano circa la metà della popolazione iniziale. (..) Ma sceglie Gorizia anche perché da decenni è stato seminato in questa città, da parte di alcune organizzazioni, un seme nazionalista, irredentista, che legittima operazioni come quelle che ora si vorrebbero attuare.Ci è impossibile accettare che il 23 Maggio, a Gorizia si celebri l’infamia dei massacri, tanto più da parte di un’esplicita organizzazione neofascista come Casa Pound, che, nella fattispecie, sfrutta proprio le coincidenze simboliche degli anniversari, per esaltare la guerra da un lato e infangare la Resistenza antifascista dall’altro. Il 23 Maggio a Gorizia ci saranno manifestazioni antifasciste, e rivolgiamo un appello per una mobilitazione ampia e plurale a tutte e tutti coloro – antifascisti/e, antirazzisti/e, movimenti sociali, associazioni, singoli – che hanno per patria il mondo intero, che odiano la guerra ma amano la resistenza e la liberazione dai fascismi di ieri e di oggi. Allo stato attuale è stato comunicato alla Questura di Gorizia un presidio per tutta la giornata di sabato 23 maggio in Piazza della Vittoria e lo svolgimento di due cortei; uno che parte da Piazza Transalpina e raggiunge Piazza della Vittoria e l’altro che parte dalla Stazione ferroviaria e arriva, a sua volta, in Piazza della Vittoria. Ulteriori informazioni verranno ovviamente date in seguito attraverso, i giornali, i siti internet, facebook eccetera”.

Il commento di un compagno friuliano:

Ieri a Gorizia una gran bella manifestazione contro i guerrafondai nazionalisti di Caspound.
Da una parte il nostro corteo colorato, meticcio, vivo, determinato e comunicativo;
Dall’altro il loro lugubre, militaresco, in fila per 5 come zombi intruppati in silenzio e con il servizio di sostegno a rimetterli in riga se sgarravano il passo.
Da una parte noi a rivendicare un mondo senza confini assieme a sloveni e austriaci, a raccontare la storia dei disertori e dei milioni di proletari mandati al macello per soddisfare gli interessi dei padroni e la vanagloria di generali schifidi;
Dall’altra loro a festeggiare l’inizio della guerra e non la fine come sarebbe logico, umano, dignitoso fare. Divisi per regioni, muti e portatori di slogan demenziali che inneggiavano alla morte e allo stato.
Un migliaio eravamo, dalla Friuli Venezia Giulia e da Lubiana, grazie ad un lavoro costruito in meno di 2 mesi dall’Osservatorio Regionale Antifascista, una realtà autogestionaria che dal basso ha saputo andare al cuore dell’organizzazione con metodo e inclusività.
Un migliaio erano loro da tutta Italia, certamente troppi, ma perdenti comunque e non solo nei numeri, anche nel fatto che siamo riusciti a relegarli in periferia, fuori dalla città, perché hanno avuto come accoglienza solo quella di un assessore fascista che è salita sul palco loro a delirare. I goriziani erano con noi, nonostante le mistificazioni della stampa e delle tv, palesemente contro di noi.
E poi una bella giornata per il movimento libertario regionale e quello di Lubiana, lo spezzone libertario che si può vedere in una parte in questo breve video era davvero grande, sicuramente il più numeroso d’area.
Ma la cosa bella era che non c’era una rigida disposizione, anzi, gli spezzoni erano fluidi, si contaminavano e questo è stato l’aspetto più importante di ieri.
Ed in ultimo bravi noi pordenonesi, un gran merito al Pnrebel, questo progetto nato in sordina, oscurato, censurato e snobbato dai media locali che ha saputo portare in piazza a Gorizia un pullman e tre macchine di compagn* e amic* dalla provincia e anche dal vicino veneto.
Non ci sono allori né autoincensamenti, anzi. Il lavoro da fare è enorme, la pericolosità del fascismo che casapound esprime è in ascesa, l’accoppiamento con la Lega di Salvini sta rafforzando un clima di intolleranza e xenofobia palpabile e diffuso, direi ormai maggioritario.
Non è il tempo per sentirsi estranei o esonerati da un impegno attivo e sociale, ognuno può scegliere come e seguire la sua attitudine ma si deve mettere in gioco.
Ultimo ma importante considerazione va fatta nei confronti dei partiti e delle associazioni che hanno atteso all’ultimo, come avvoltoi, per aderire e poter quindi avere una legittimazione a partecipare: la cosa è imbarazzante, fatevi qualche domanda.
A quelle associazioni sindacati che invece NON hanno aderito, lasciando solo qualche loro iscritto a salvare la faccia con qualche bandiera: vergognatevi!
VOGLIAMO UN MONDO SENZA CONFINI, ESERCITI ESERCITI ASSASSINI!

Two dead on the sidelines of a demonstration in Valparaiso (Chile)

Source: Communisme/Solidarité Ouvrièr

May 14, 2015:
Two students died ON Thursday in Valparaiso (Chile) in an incident at the end of a demonstration against the education reform, an initiative of socialist President Michelle Bachelet.

“One of the victims was 18y/o, another 24”, said the local media the head of Valparaiso Police, Julio Pineda, adding that the two students were shot dead.

Witnesses said the shots come from a 22 year old living in a house where protesters wanted pasting posters. He was arrested.

Thursday night, candles were lit in Valparaiso, in tribute to the two killed students.

The event was part of a broader protest movement, with protests in cities across the country including the capital Santiago, where thousands of students and teachers marched.

The event, in a friendly atmosphere, however, held also clashes between hooded protesters armed with sticks and stones, and police who used water cannons. More than 130 people were arrested.

Chilean students demand a quality public education and a comprehensive reform of the education system largely privatized and inequality, inherited from the dictatorship of Augusto Pinochet (1973-1990).

“We do not take us into account for the reform, we want to be heard”, lamented Maria José, a 17 year old student, told to AFP in the event.

In January, the first part of the education reform, ending the selection of students and profits in schools subsidized by the State, was approved.

But it is still unclear how the president will keep his promise to provide free higher education for the poorest, the 70% of the population.

Teachers demand for them better conditions of pay.

The event comes just days after the formation of a new cabinet by President Bachelet, who seeks to defuse the crisis of confidence caused by several corruption cases, including one involving his own son.

Due morti a margine d’una manifestazione a Valparaiso (Cile)

Fonte: Communisme/Solidarité Ouvrièr

14 maggio 2015:
Due studenti sono morti Giovedi a Valparaiso (Cile) in un incidente al termine di una manifestazione contro la riforma dell’istruzione, iniziativa del presidente socialista Michelle Bachelet.

“Una delle vittime è di 18 anni, l’altra di 24 anni”, ha detto ai media locali il capo della polizia Valparaiso, Julio Pineda, aggiungendo che i due studenti sono stati uccisi.

Testimoni hanno detto che i colpi vengono da un ragazzo di 22 anni che vive in una casa dove i manifestanti volevano incollare dei manifesti al muro. È stato poi arrestato.

Giovedi sera, le candele sono state accese a Valparaiso, in omaggio ai due studenti uccisi.

L’evento è stato parte di un più vasto movimento di protesta, con proteste in città e in tutto il paese, compresa la capitale Santiago, dove migliaia di studenti e insegnanti hanno marciato.

L’evento, in un ambiente accogliente, tuttavia, era finito in scontri tra manifestanti incappucciati, armati di bastoni e pietre, e la polizia che ha usato cannoni ad acqua. Più di 130 persone sono state arrestate.

Studenti cileni richiedono un’istruzione di qualità pubblica e una riforma globale del sistema scolastico in gran parte privatizzato e diseguale, ereditate dalla dittatura di Augusto Pinochet (1973-1990).

“Noi non ci prendiamo in considerazione per la riforma, noi vogliamo essere ascoltati”, si lamenta Maria José, uno studente di 17 anni, ha detto a AFP nell’evento.

Nel mese di gennaio, la prima parte della riforma dell’istruzione, ponendo fine alla selezione degli studenti e dei profitti nelle scuole sovvenzionate dallo Stato, è stato approvato.

Ma non è ancora chiaro come il presidente manterrà la sua promessa di fornire l’istruzione superiore gratuita per i più poveri, il 70% della popolazione.

Gli insegnanti chiedono per loro migliori condizioni di pagamento.

L’evento arriva pochi giorni dopo la formazione di un nuovo governo dal presidente Bachelet, che cerca di disinnescare la crisi di fiducia causata da numerosi casi di corruzione, tra cui uno che coinvolge suo figlio.

Deux morts en marge d’une manifestation à Valparaiso (Chili)

Source: Communisme/Solidarité Ouvrièr

14 mai 2015:
Deux étudiants sont morts jeudi à Valparaiso (Chili) dans des incidents à la fin d’une manifestation autour de la réforme de l’éducation, initiative de la présidente socialiste Michelle Bachelet.

« L’une des victimes avait 18 ans, l’autre 24 ans », a indiqué aux médias locaux le responsable de la police de Valparaiso, Julio Pineda, précisant que les deux étudiants ont été tués par balles.

Selon des témoins, les tirs proviendraient d’un jeune de 22 ans vivant dans une maison où les manifestants voulaient coller des affiches. Il a été arrêté.

Jeudi soir, des bougies ont été allumées à Valparaiso, en hommage aux deux étudiants tués.

Cette manifestation s’inscrivait dans un large mouvement de contestation, avec des protestations dans plusieurs villes du pays dont la capitale Santiago, où des milliers d’étudiants et d’enseignants ont défilé.

La manifestation, dans une ambiance bon enfant, a toutefois été émaillée en fin de parcours de quelques heurts entre des manifestants encagoulés, armés de bâtons et de pierres, et les forces de l’ordre qui ont utilisé des canons à eau. Plus de 130 personnes ont été arrêtées.

Les étudiants chiliens réclament une éducation publique de qualité et une réforme en profondeur d’un système éducatif largement privatisé et inégalitaire, hérité de la dictature d’Augusto Pinochet (1973-1990).

« On ne nous prend pas en considération pour faire la réforme, nous voulons être entendus », a regretté Maria José, une étudiante de 17 ans, interrogée par l’AFP dans la manifestation.

En janvier, la première partie de la réforme de l’éducation, mettant fin à la sélection des étudiants et aux profits dans les écoles subventionnées par l’Etat, a été approuvée.

Mais il est encore difficile de savoir comment la présidente tiendra sa promesse d’établir la gratuité dans l’enseignement supérieur pour les 70% les plus pauvres de la population.

Les enseignants exigent pour leur part de meilleures conditions de salaires.

La manifestation intervient quelques jours après la formation d’un nouveau cabinet par la présidente Bachelet, qui cherche à désamorcer la crise de confiance provoquée par plusieurs cas de corruption, dont l’un impliquant son propre fils.